Capitolo 5

Al centro della grande sala è disposto un solitario ed imponente scranno; le sue forme ricordano geometrie dimenticate e la materia di cui è composto ignota. Immobile da tempo immemore, la sua presenza annichilisce qualsiasi altro elemento dello spazio intorno. Vetrate colorate con paesaggi di mondi perduti adornano la sala e alle pareti arazzi dai colori vivaci ritraggono i quattro elementi del Mondo Illusione: Fuoco, Aria, Acqua e Terra. Al centro, alle spalle dell’antico scranno un arazzo bianco pende al centro. Dal lato opposto della sala, un uomo solitario fissa il trono di Illusonia.

Come in un silenzioso duello, l’uomo osserva lo Staggio del Re, la sua fronte è corrucciata ma i suoi occhi paiono umidi di commozione.Dall’esterno non proviene nessun rumore e quello che sembra il cuore della fortezza chiamata Castel Birbanello rimane immobile, senza traccia di attività.

I rumori dell’immensa battaglia avvenuta negli ultimi giorni ormai tacciono. Il mondo tutto pare sospeso, come se stesse trattenendo il fiato.
L’uomo rompe il silenzio della sala:
“E così, è questo l’oggetto di tutto il nostro dolore…”

L’uomo compie qualche passo verso lo scranno e nel muoversi il tintinnare della sua armatura risuona nell’immensa sala.
Il fodero della grande spada al suo fianco gli batte contro la coscia ricoperta di cotta d’arme, e dal suo interno si dipana nell’aria un calore bruciante.

Si ferma a qualche passo dallo Staggio e rimane in ascolto…
Il trono, pare emanare un basso ronzio, come di aria che frigge, come se una qualche forza sopita sia racchiusa al suo interno e che – sempre esso – minacci coloro che si avvicinano incautamente.

L’uomo si arresta a pochi passi dai tre gradini che lo separano dalla seduta e lì riprende a parlare:
“Io sono Somarion Degli Equidi, primo del suo nome. La mia famiglia ha servito il Regno come il più fidato dei Vassalli. Ho servito voi fino a questo doloroso epilogo.
Ho fatto ciò che era giusto fare, ho servito il bene di tutti, ma ora…”

Abbassa il capo verso il suo pugno destro, nella mano stringe un oggetto di oro freddo. Aumenta la presa su quel piccolo cerchio adorno di guglie preziose fino a che non gli si sbiancano le nocche:
“Sono solo un uomo davanti al più alto dei seggi e non mi è rimasto che il dubbio…”

Compie quei tre semplici passi fino a trovarsi dinnanzi alla seduta, davanti a quello spazio tra i due bracciali immensi e levigati da mani sovrannaturali. Lì sospende la corona davanti a sé, la rigira dubbioso tra le mani.
Infine posa l’oggetto gelido e dorato sul trono.

“Sento che forse qulacuno potrà udire queste parole da me pronunciate…
Dinnanzi all’estremo atto, io, mi tiro indietro fino a quando non sarà il Regno che ho liberato a decidere se è questo il posto adatto a me.”

Si volta con uno sguardo deciso e senza rimpianti. Scende i gradini incamminandosi al centro della sala e verso il grande portone che lo attende sul fondo.
Si ferma, come se avvertisse la presenza di qualcosa che lo osserva alle sue spalle. Si volta, niente: lo Staggio del Re è là e la corona lasciata sola su quel seggio.

Il rumore di un portone che si apre lo desta.Voltandosi nuovamente vede dinanzi a lui un cavaliere con un grande mantello bianco che lo saluta abbassando leggermente il capo in una cascata di capelli biondi:

“Somarion! I messi reali che mi avete fatto radunare vi attendono nel cortile per seguire le vostre istruzioni, o Liberatore…”
Il Primo Cavaliere Leonbello è apparso sull’uscio del portone e si rivolge a Somarion con fare marziale.

Somarion, ripresosi dalle sue sensazioni rivolge all’amico uno stanco sorriso e pronuncia:
“Che siano inviati per portare il mio saluto ed il mio invito, qui, a Castel Birbanello, liberato dal Tirannotecnomante. A tutte le regioni del Regno, che siano convocati gli illusoniani che hanno vissuto questi lunghi anni travagliati, gli sia portata la mia parola di amicizia e la chiamata all’ Adunanza, per decidere insieme se sarà l’ ultimo erede Degli Equidi a poter portare l’onere di guidarli verso un futuro di pace e giustizia per tutti, così io comando.”

Ed aggiunse rivolto al cavaliere:
“Disponete con il Capitano Perrault ogni cosa affinché siano giorni di festa e lontani dalla paura che ci ha oppressi. Sia allestito un Torneo d’Armi per festeggiare la caduta del Nero Sire e che siano portate vivande ed ogni bene per alleviare i nostri ospiti dai lunghi e perigliosi viaggi.”

Ciò detto, diede una pacca amichevole al cavaliere e proseguì oltre.