Capitolo 16

Sempre più Clan dell’Ordalia smontavano le tende rosse per fare ritorno al seguito dell’autoproclamatosi Re Brandiféra 2° verso Titanica La Fiamma Imperitura, là Belfante avrebbe tentato di prendere per sé il Magmatrono dei Capi Clan. La sua ascesa verso il potere era più che mai in atto e nei giorni a seguire avrebbe dato ordini e disposizioni ai suoi seguaci, in modo da portare all’inizio di uno stravolgimento radicale nelle Fiammaterre.

Pochi erano i Capi Clan che vedevano in Belfante solo un folle in cerca di una gloria che non gli apparteneva, quindi rimanevano a Castel Birbanello sempre più in preda al caos e allo scontento che divampava tra i Braccianti.
Gli sconforti continuavano ad aumentare portando gli Illusoniani alla triste conclusione che presto o tardi, i resti dell’Ordalia si sarebbero dati battaglia senza quartiere se nulla fosse accaduto per placare questi malcontenti dilaganti.

Ardente Brandibrace non seguì Belfante nella sua marcia verso Titanica, e rimase disperatamente alla ricerca di una soluzione, anche solo momentanea, per evitare il rischio di autodistruggersi della Fazione.
Investigò a fondo nel poco tempo che gli rimaneva e gli sovvenne un’unica plausibile soluzione: se Belfante voleva regnare, allora era privo del più assoluto simbolo dei Re dei Clan, la Spada Laféra. Essa era ancora da qualche parte nel Regno e come unica soluzione Ardente doveva trovare quell’arma e tenerla lontana da Belfante. Forse tra i Braccianti ancora presenti all’Adunanza c’era qualcuno disposto a lottare per il vecchio Re dei Clan e a frenare la presa di potere.

Mentre rimuginava sul problema presso un Rab ai confini dell’Ordalia, udì uno Stratamburo risuonare. Poco distante, un drappello di Barabitti vestiti e armati andavano aggirandosi per gli attendamenti cercando di estorcere risposte ad alcuni Braccianti; chiedevano se avessero avvistato una dama dall’abito rosso aggirarsi in quei luoghi.
Erano Barabitti degli Illusogrifi Fiammanti, la squadra di Teschioponfa dello stesso Belfante.