Magistro Eberisso Mandragoro viveva nel litorale che dà sul Mar Medio nel sud del Regno di Illusonia. Egli aveva, come al solito, trascorso la sua mattinata raccogliendo fiori caduti sulla sabbia della costa. Lo inebriava l’odore salato che spirava dal mare e, preso un respiro iniziò il suo allenamento. Incanalò un leggero turbinio di aria creando un vortice controllato in cui i petali dei fiori secchi si libravano in armonia. Rimase un istante ad osservare la stabilità del suo sortilegio, poi con un cenno della sua mano prese un flutto di acqua da quel mare e lo fece confluire nel turbinio. Il rigagnolo d’acqua salata unitosi al vortice fu assorbito in pochi istanti dai fiori secchi, ora gonfi e rimpolpati d’acqua. I colori brillanti di quei petali ora creavano un meraviglioso mosaico in movimento.
Un gruppetto di bambini che giocava tra le onde, vedendo quell’improvvisato spettacolo decise di avvicinarsi per vedere meglio finendo col mettersi attorno al Magistro, ridendo e applaudendo.
Eberisso che era in fondo un illusoniano di buon cuore, manipolò il sortilegio per intrattenere la sua giovane platea, ed il vortice si divise in due più piccoli: con una mano guidava il primo in una danza aerea e l’altro in una coreografia strisciante che assorbiva nella sua composizione anche piccoli granelli di sabbia.
Il pubblico di bambini e bambine prese ad applaudire con ancora più forza a quello spettacolo sempre più elaborato, Eberisso però aveva ancora una sorpresa in serbo per loro e quando riunificò i due vortici, preparò l’effetto finale.
Ridendo sotto i baffi, ma non di malignità, si apprestò a completare la messa in scena. Rapido dalle dita della mano sprigionò una lingua di fuoco che, come un immenso serpente fiammeggiante lambì il vortice. Per un istante si venne a formare una spirale di fiamme rosse e brillanti, i bambini si spaventarono e rimasero con il fiato sospeso, i più piccoli si nascosero dietro ai maggiori che a stento trattenevano urla di spavento.
E come tutto era iniziato, l’Elementomante lo fece cessare. Le fiamme oramai lunghe più di un metro si spensero nello scomporsi del vortice d’aria, come se un immenso polmone avesse soffiato su di una candela smorzandola.
L’aria si fece di nuovo ferma, se non per quella leggera brezza che spirava dal mare. Sulla sabbia si adagiavano pian piano petali anneriti.
L’Elementomante parlò con voce calda e calma:“L’equilibrio è lo scopo ultimo dell’esistenza. La sua armonia ispira le nostre vite e le nostre azioni su tutto il Mondo Illusione. Senza l’equilibrio, ci sarebbe solo distruzione, caos e rovina…”
Davanti a tutti i presenti, tese una mano sopra i resti dei petali e, continuando il suo monologo, fece espandere una flebile luce verde dal suo palmo aperto, questa scese come fiocchi sui resti dei petali.
“Non basterebbe un’intera vita a raggiungere l’equilibrio perfetto. Eppure anche il solo tentare di raggiungerlo, non la renderebbe una vita sprecata…”
Mentre si accennava a concludere, i petali secchi e avvizziti, toccati da quei leggeri fiocchi verdi, presero piano piano a rigenerarsi e colorarsi vivacemente, come appena caduti dall’albero che li generò.
La platea di bambini rimase nuovamente stupita e proprio quando stavano per far partire un altro scrosciante applauso, uno più fiacco e flebile arrivò alle loro spalle: mani guantate di cuoio.
Stivali neri calpestavano la sabbia del litorale, alla periferia dello sguardo di Eberisso apparve un plotone di soldati in uniformi nere che appestavano l’aria di un odore acre e dolciastro.
In mezzo a quella forza militare c’era un graduato con un cappello di sgambescio sul volto e alle sue spalle un vessillo nero ritraente uno squalo mostruoso. Il graduato cessò di battere le mani in quella parodia di applauso e chiese:
“Eres un… Mago?”
Data l’ovvietà della situazione la domanda venne posta con fare fintamente curioso, ma senza dare tempo al Magistro Eberisso di replicare, continuò in un illusoniano stentato, tradendo un forte accento branchiese:
“È una situazione terribile la vostra, essere vittime e artefici di simili malefici. Essi potrebbero portare ad una follia data dal potere e, questa follia causerebbe male al vostro stesso popolo. Nei Reami Benedetti di Branchia, tale male è stato estirpato tanti anni orsono. E, ad oggi siamo la civiltà più evoluta di tutto questo Mondo…”
Fece cadere una pausa pesante su queste ultime parole, e distintamente fissò dalla spiaggia l’orizzonte del Mare Medio che vasto correva a perdita d’occhio.
Poi riprese, mentre il plotone di Polverieri guardava con malcelato odio l’Elementomante, ciascuno col dito pronto sul grilletto degli Staffatuono.
“Tenemos un problema, con la vostra magia e quegli esseri verdi che si aggirano tra qua e il Castello di Birbanello, abbiamo bisogno che gente come voi collabori con Branchia per salvaguardare l’armistizio…”
Detto ciò, il Sergente del Primo Polverieri – De La Croix – invitò Magistro Eberisso Mandragoro a seguirlo in una sorta di contrattazione lungo il bagnasciuga. Contrattazione sorvegliata a vista da non meno di dodici tiratori scelti del Reggimento.


