Epilogo
Si dirà, che il cerone nobiliare del Monarca Requin XV° fu rigato da una sola singola lacrima quando seppe dagli emissari della piro-corvetta – che aveva accompagnato la Le Fou d’Or ai porti di Illusonia – ciò che gli dissero dello spargimento del nobile sangue dei branchiesi in quella terra violenta e caotica. Caduti, nella beneamata e giusta missione capitanata dal suo stesso cugino, il Commodoro Rospesquieu, di recuperare un terribile criminale. Il Re Pélago convocò i ministri della sua cancelleria per decidere il da farsi: se muovere guerra o richiedere un tributo a Illusonia per il terribile atto criminale che ha commesso.
Seppe solo diverso tempo dopo che i progetti bellici da lui ambiti non sarebbero mai giunti alla sua corte o alle mani dei suoi genieri.
Altrove…
Un carro è costruita una gabbia in ferro – come ad uso nel trasporto delle fiere e delle bestie da mercato – viene scortata al centro di una colonna del Primo Reggimento Polverieri. In testa all’armata che ripiega verso la costa vi è una carrozza nera, oro e rosso vermiglio, al suo interno Minortimer si toglie la parrucca scagliandola sfinito sui sedili accanto, si sbottona la giacca da Commodoro e si versa un altro calice di vino con una gioia sadica nel cuore. Fuori dalla carrozza, dentro alla grande gabbia un uomo – o meglio – un capitano dalle vesti nere e lacere resta coperto da segni di percosse e contusioni sul volto e sugli arti. Niente più cappello da capitano, né spada e né tuonoscoppio ad avancarica, solo la consapevolezza che sull’altra sponda del mare, c’è solo un patibolo ad attenderlo.
Altrove…
Nella fucina i mantici soffiano veementi sulla forgia, si sente lo sbattere di martello, e piccoli utensili sul banco di lavoro Mastro Decatlone. Sta tentando di smontare e trascrivere le bozze dell’arma straniera che ha per le mani: un originale Staffatuono dei Polverieri, un tecnoprodigio-polveronico! Ci lavora quasi elettrizzato dalla possibilità di scoprirne i segreti quando… KABLAM!… L’arma esplode e deflagra tutt’attorno. Mastro Decatlone si copre giusto in tempo il volto per poi scoprirsi pieno di polvere nera. Dell’arma, restano soltanto rottami inutili ed inservibili.
Altrove…
Una buffa coppia di Monelli dai volti pesti e sanguinanti si trascina fuori dalla Locanda dell’Asino Stracco mentre Carciofone li accompagna alla porta con una sonora pedata. I due vanno reggendosi, ubriachi e lividi, inforcando vicoli e viottoli senza logica per un occhio inesperto. Si fermano al fianco di un muro, battono le mani in un codice e sussurrano qualcosa di impercettibile. Una fessura si spalanca e due nerborute mani li agguantano e li trascinano dentro. I due vengono gettati a terra con poca cura e, alzati gli occhi vedono dinanzi a loro, seduto su di una poltrona rossa un uomo vestito riccamente dal sorriso da predatore gentile.
Si sfila un singolo guanto bianco, e alzatosi in piedi chiede dove sono i soldi da lui stesso ritirati con l’inganno e maledicendo tutti gli illusoniani per aver mandato a monte il grosso affare che aveva con Branchia.
Altrove…
Una regina-madre, culla come la più dolce delle madri quattro piccole uova cromatiche nel suo grembo. Dal suo trono di viticci e rami accoglie un principe con un mantello fatto di miriadi di foglie della stagione di Fiammalunga che è appena tornato dalla Caccia. Uno stuolo di mani lo accarezzano sussurrando un motto assoluto, il principe si avvicina alla sorella che gli parla di un trono vacante e di un uomo forse troppo debole per regnare.
Altrove…
La figura incappucciata si ritira stringendo nelle sue unghie nere come la notte una fiala di sangue vermiglio – un Patto che fu siglato – incamminandosi verso strade oscure e lontane dal sole.
Infine…
Nei fumi dei colpi di mortai scagliati da oltre una collina, corpi doloranti si rialzano reduci di un massiccio e feroce attacco. I loro Solifiamma di Illusonia svettano ancora fieri nella luce del crepuscolo che cala, dai colori rossi, blu, verdi e gialli e all’ ombra di essi.
Le Fazioni risorgono, non vittoriose – ma nemmeno sconfitte – da quella cortina che sa di cordite e polvere pirica, un cerchio baluginante li richiama nella sala dello Staggio del Re. Lì, tutti testimoni di un mistero difficile da districare, osservano visioni di un potente essere che ha rinunciato alla debolezza della carne per sorgere come una macchina latore di morte e corruzione. Finalmente vedono colui che fu uno degli ultimi eroi di Illusonia, divenuto ora forse il più temibile dei Nemici!


