Capitolo 12

Alle pendici dell’immenso Castel Birbanello – luminoso e cangiante anche nel pieno mezzogiorno – oltre le botteghe e le corti del suo feudo: le colline e le praterie sono brulicanti di tende dai mille toni rossi e dalle svariate grandezze. Al centro di questo smisurato campo militare le tende dei Braccio Mastri fanno da perimetro ad un immenso spiazzo rettangolare di terra battuta, dove un tempo l’erba cresceva, ora ne rimane terra rossa e calcata da molte corse.

Mesi fa, l’accampamento dei Braccianti era in subbuglio per la scomparsa – se così sì può chiamare – di Re Brandiféra, ora ricordato da tutti i Clan con il nome sfortunato di “Bracciante Infiammato“. L’origine della sua pazzia fiammante erano da imputarsi alla scomparsa della leggendaria spada del Re dei Clan, di cui per i più, rimane ancora sconosciuta la strana sorte.

Da allora le già precarie amicizie tra i Clan iniziarono a vacillare e, nei mesi successivi a quella notte, i Capi Clan diedero ordine di dividere con palizzate e barricate i confini dei propri accampamenti. Ora Braccianti di uno o dell’altro Clan si lanciano sguardi di diffidenza dai lati opposti delle proprie difese.

Non ci furono veri e propri spargimenti di sangue, se non sporadici episodi di zuffe e risse tra i guerrieri sui confini di campo o presso le tende di provvigioni e beveraggi.

Queste tende sono i rinomati Rab, piccole taverne nomadi che culturalmente sono il centro della vita sociale dei Braccianti.
Nelle loro superstizioni e credenze, una volta trapassato in battaglia il Bracciante ascenderà al Piano Parasconosciuto in un luogo che questi chiamano Rabhalla, “dove il fiero Bracciante potrà bruciare, combattere e bere in eterno a fianco dei Fratelli del Titano” ma queste sono solo voci e credenze di questa Fazione ardimentosa.

Alcuni Capi Clan tuttavia lasciarono l’Ordalia – così i Braccianti di tutti i Clan chiamano le grandi adunate ordinate da colui che un tempo era il Re Brandiféra – per poter fare ritorno alle proprie terre lontane, non dovento la propria lealtà a un Re assente.
Le terre ai margini del Regno di Illusonia vengono chiamate le “Impiegabili lande fiammeggianti” o più comunemente Fiammaterre.
Al confine estremo di queste, sorge indomita in una terra vulcanica nera attorniata da quattro vulcani, “i Fratelli del Titano“, la capitale dei Clan, l’arena-forgia Titanica, la Fiamma Imperitura o conosciuta anche con ulteriore orgoglio, Teschiorossa.

Ma oggi, al centro dell’accampamento in quel rettangolo smisurato vi è il suolo riconosciuto come Campolizza per la Teschioponfa, sta avvenendo l’ennesimo Sgalbuzio.

Ai margini di questa, sotto un velario rosso scuro Ardente Brandibrace guarda pensieroso una vecchia mappa delle terre vicine a Castel Birbanello. Sta meditando su dove possa trovarsi ora il loro Re Fiammante, conscio che egli è l’unica possibilità di calmare la già scottante situazione tra gli altri Capi Clan ed i loro guerrieri.

Distrattamente di tanto in tanto lancia uno sguardo verso la Campolizza, in quella due schiere di Bracciabitti stanno lottando per la conquista della Perfida: alla testa degli Illusogrifi Fiammanti, il Bracciostengo Belfante Brandiperfida sta prendendo a pugni in faccia lo Sconciaponfe avversario della schiera dei Leprocervi Brucianti.

Mancano ancora una manciata di colpi di Stratamburo al termine dello Sgalbuzio e, come prevedibile, gli Illusogrifi stanno dominando gli avversari.

Al suono di un ennesimo colpo, Belfante strappa dalle mani tumefatte dell’avversario la Perfida e corre verso il montarozzo avversario. Davanti a lui in una frazione di secondo si frappone un Bracciabitto avversario armato di mazzaponfa che sta già caricando un fendente a piena potenza per bloccare Belfante e, proprio mentre quello prova ad abbattere il colpo violento verso Brandiperfida, viene colpito al fianco da un guizzo metallico. In supporto del primo colpo,un alleato armato di catenoponfa, avvinghia la mazzaponfa levata in aria e con un colpo di frusta mena un colpo devastante alla testa.

L’ultima difesa dei Leprocervi collassa nella polvere della Campolizza e, come prevedibile, Belfante compie il suo tuffo verso il montarozzo avversario, la sua tipica sigla trionfale.

Impala la Perfida nel montarozzo e subito la alza urlando di gloria fiammante verso il cielo.

I Mastriponfa dichiarano la fine dello Sgalbuzio e la successiva vittoria degli Illusogrifi Fiammanti. Tra i suoi Bracciabitti Belfante Brandiperfida si sfoggia nelle sue tipiche pose plastiche e, dalla tribuna Ardente Brandibrace nota l’elmo protettivo di Belfante, su una placca di ferro rosso si vede l’incisione a caratteri cubitali: “Re Brandiféra 2°“

Ardente, si copre il volto con la mano e scuote sommessamente il capo.