Capitolo 22

Moli di Illusonia, in una casa requisita dai branchiesi nelle settimane di occupazione.

“Rispondete, di grazia, Sergent De La Croix… cosa ci faceva un graduato dei Reami Benedetti a guidare una marmaglia di grezzi e insorgenti illusoniani nei loro tafferugli con i musi verdi? Siete stati informati dal Tenente Medaglifer che vi è una disputa in atto con queste genti? E per giunta sprovvisto di scorta a voi fedele! Avete dato al nemico la possibilità di catturare un ufficiale branchiese!”

Il livore sul volto squamato del Commodoro trapelava in tutto il suo disprezzo, anche se, il pallore verde delle sue squame non virò di alcun colorito.

“Sconsiderato! Semplicemente un gesto sconsiderato e indisciplinato! Vi è un tributo ancora che costoro ci devono versare… E l’impiccagione di quel pirata non attenua la loro pena per le vite già private al nostro Reame!”

De La Croix era stoico, con le mani raccolte dietro la cappa Nerofumo che portava. L’elsa della sua daga e della spada pendevano dal cinturone nero riflettendo il bagliore sinistro dell’acciaio, il cappello di sgambescio era ancora spavaldamente alto sopra la testa del Polveriere. Attese che la strigliata del superiore terminasse e, per tutto il tempo non apparve un singolo cenno di paura sul suo volto – insolitamente – liscio e senza squame.

“Sarete punito per questo Sergent! Frustato dal boia di campo e se sopporterete la sferza come solo un vero e puro Polveriere può, allora il vostro grado rimarrà tale. Altrimenti, sarete degradato ad ogni cedimento. Intesi?”

Rispose l’altro con un secco:

“Sì Segneur!”

Il volto del cugino del Re di Branchia si dipinse di una sadica soddisfazione. Concluse- più per etichetta militare che cortesia- con un:

“Avete qualcosa da aggiungere, Sergent?…”

Il militare rispose senza troppi giri di parole:

“Abbiamo usato la forza degli illusoniani per obbiettivi militari importanti per Branchia. Abbiamo rivolto gli insorgenti contro quei loro stessi mostri autoctoni per evitare di esporre inutilmente le nostre forze, distruggendo un caposaldo di questa minaccia tanto per loro che per noi. Risparmio di piropolvere e una via più percorribile dal loro castello ai moli in cui siamo stabiliti, ho offerto ancora una volta volentieri la mia stessa vita per il Monarca ed il suo Reame e, sono pronto ad accettare la responsabilità delle mie azioni. Questo è quanto, Monseigneur Rospesquieu.”

Batté gli stivali a terra in un saluto militare, fece per congedarsi da Minortimer, ma questi – in un teatrale sbadiglio – volle schernire ancora una volta De La Croix aggiungendo:

“Che sia quindi! Trentanove colpi all’alza bandiera di domani, in piazza d’arme, dinnanzi al Primo Reggimento inquadrato. Poi proseguirete con i preparativi per l’esecuzione del pirata Perrault.”

Con un annoiato gesto della mano fece muovere un servo alle sue spalle che versò altro vino -confiscato ai mercanti portuali – nella coppa in peltro che era posta sul tavolo imbandito di lettere e carteggi. Questi preso un sorso, continuò – genuinamente euforico al pensiero del patibolo – a parlare:

“Voglio che sia giorno di festa per il Reame non sia risparmiato alcun fasto per la giornata! Che tutti possano assistere alla giusta fine di chi sfida il volere di nostra Maestà! Sia dato ai nostri sputafiamme un giorno di permesso, ma tenete i tiratori scelti di servizio sulle mura, onde scoraggiare furti e risse nelle strade. Aspettiamo delegazioni di mercanti dall’entroterra e nobili di corte da Palaise. Possano tutti essere testimoni della magnificenza e civiltà che i popoli di queste terre – un giorno sotto la nostra guida – potrebbero toccare.”

Finì il vino sciatto dalla coppa e si alzò in un brindisi patriottico:

“Osa Explodere! Viva il Polverismo! Gloria a Requin Quindicesimo il Monarca Pélago! Lunga vita ai Reami Benedetti di Branchia, Allons-y!“

Sì risedette, lasciato solo dalla servitù e dal Sergente De La Croix, rimase a giocherellare con una pesante chiave legata ad una catena attorno al collo: la tolse da sopra il capo e nella luce del camino acceso. Fece precipitare più e più volte la pesante chiave in un’asola che aveva formato nella catena, simulando un corpo sospeso nel vuoto: appeso per il capo ad una corda che continuava ad oscillare ritmicamente da sinistra a destra.