A Titanica, La Fiamma Imperitura; capitale dei Clan di Braccianti.
“Malnati fuochi spenti! Beoti e gambe molli!”
Un corno vola a mezz’aria nella stanza e si sbriciola contro ad una colonna di ferro rosso:
“La spada! Quella smorfiosa e capricciosa spada l’avevate tra le mani e ve la siete fatta fregare!”
Seguita una pioggia di pezzi di ferro e scarti di armi spezzate sulle teste di quattro atterriti e inermi Bracciabitti dinnanzi ad un inferocito Belfante.
“O Grande Re! Campione delle Campolizze e Meritoscelto dai Titani!”
Esordì uno di quelli dopo il piovasco di ferraglie:
“Noi abbiamo tentato di conquistare la donna spada, ma ella si è opposta! Abbiamo fatto valere ogni sforzo e nessun massimale è stato mollato. Gli illusoniani al castello ancora tremano al nostro ricordo! Però quella doppiogiochista, infingarda e malgrata donna spada ha preferito le canzonette alla forza; i fronzoli da donnette ai canti di guerra…quei deboli rottincuore, debosciati, polsi fragili…”
“SILENZIO!”
Ruggisce Belfante:
“Non riempire oltre le mie eroiche orecchie con queste patetiche lagne!
Se a Illusonia vogliono guai, allora li avranno! Se gli altri Clan non vedono con i loro occhi il nuovo e legittimo “Re sopra i Clan” allora sarà con le bastonate che li apriranno! Il Magmatrono è già mio! Tutta Teschiorossa canta le mie gesta! Le Vulcano-Fucine reclamano altro legname per il loro risveglio! Il tempo dell’Eruzione è prossimo! E se quella spada non sarà mia, allora nemmeno il più coraggioso illusoniano potrà averla per sé!”
Entra correndo nella stanza un sesto bracciante con il fiato corto e gli occhi sgranati. Ha sul volto fuliggine e un liquido rosso vermiglio gli cola dal sopracciglio; si tiene stretto il braccio destro: uno stralo di legno scuro esce tra il bicipite e l’avambraccio, trapassandolo.
“Re!!! Re Bracciante!…”
Crolla in ginocchio dinnanzi alla corte lì adunata, prendendo l’aria a morsi, il tagliatore riprende a parlare:
“Un altro attacco…un’altra segheria in rovina…il Braccio Mastro è caduto e, altri fratelli della squadra sono azzoppati o incapaci di riprendere l’opera che avete ordinato…”
Fa un’altra pausa arrancando.
“… Ci hanno bersagliato dal limitare dei boschi… Una delle ultime oasi delle Fiammaterre. Hanno aspettato che smontassimo il campo… Quando hanno iniziato a colpirci… Eravamo ancora inermi e senza armature… Solo alcuni di noi ora festeggiano nel Rabhalla… la maggior parte è sopravvissuta…”
Tentò di aggiungere altro, però il dissanguamento lo intorpidì ed il tagliatore crollo prono sul pavimento di pietre in lava nera, vivo, ma troppo debole per continuare.
In un contrasto vertiginoso con la temperatura dell’ambiente circostante, Belfante sentì il gelo colpirlo alla schiena.
Poi una voce – come miele versato su cristallo acuminato – parlò:
“È tutto come previsto, dolce amore mio. Non devi rattristarti per queste notizie, il piano sta funzionando, presto coglierai i frutti del disordine che stiamo seminando… Presto, il tuo stesso popolo invocherà un salvatore. Un eroe per guidarli, un eroe che riporti la pace e l’ordine che nel Regno tutti anelano. Presto sarai desiderato da tutti, con la tua forza ed il tuo vero ardore. Non crucciarti per quell’inutile cimelio del vecchio Re e, ancora meno, non temere quel povero pazzo di Bracciante… Presto o tardi la sua misera lo ucciderà. Non ci sarà posto per lui nella storia del tuo regno. Nemmeno per la sua memoria.“
Un paio di delicate e sottili mani apparvero sulle spalle seminude di Belfante, liberandolo delicatamente dalla grande cappa rossa orlata in criniera di braceleone.
Un tintinnare di gioielli risuonò nella stanza e – con uno sguardo severo – Belfante fissò i suoi sottoposti che sparirono alla vista come ratti scacciati dal predatore, trascinandosi appresso il sopravvissuto incosciente.
Belfante si liberò da quel tocco e con un paio di passi disse, senza voltarsi:
“Non ora, Anmalìda! Ci sono cose a cui un Re adempie la notte. Ora è giorno e mi prudono le mani. CONVOCATE GLI ILLUSOGRIFI FIAMMANTI! PORTATEMI LA MIA MAZZAPONFA! INDICO DIECI SGALBUZIE! ALLA MEGLIO DEI TRE SCONTRIPONFA, NON UNA DI MENO! FATE SUONARE LO STRATAMBURO REGALE! BIRRA A FIUMI!!!…”
E continuando a urlare ordini, Belfante Brandiperfida – autoproclamatosi – Re Brandiféra 2° si avviò al suo pomeriggio di violenza e Teschioponfa a oltranza.
Mentre nella penombra della sala del Magmatrono, una figura ammantata di mistero e sensualità ferale sedeva sul trono dei Clan abbandonandosi ad un sospiro di delusione ma, la cui mente vagava in sogni di grandezza e tragedia per tutto il Regno di Illusonia.


