Capitolo 13

Quando gli astri iniziarono a punteggiare la notte sul Regno di Illusonia, poterono restituire al paesaggio una bellezza sconcertante.
Sotto miriadi di luci celesti che risplendevano nella volta notturna, il panorama donava una notte pacifica con un fresco vento, tipico della stagione di Terraverde.
Il vento portava i profumi dei campi in fiore e di leggere piogge passeggere nei pressi della capitale, tutto faceva presagire giorni di pace e calma.
Nonostante alcuni crateri, esplosi da colpi di armi straniere nel campo sotto la prima cinta muraria di Castel Birbanello – già ricomi di giovani germogli e virgulti nati nei mesi successivi all’ attacco – la terra nei pressi della fortezza non aveva più visto da allora segni o gesta di battaglia, solo l’azzuffarsi delle sgalbuzie dei Braccianti nel cuore dei loro attendamenti.

Ovunque la terra risplendeva di verde e colori.

Nessuno nel Regno poteva sapere che cosa le forze militari dei Reami di Branchia stessero preparando o aspettando giù alla “testa di ponte” sulle coste illusoniane. Solo qualche delegazione militare andava e veniva da Castel Birbanello per – si diceva – intavolare trattative diplomatiche.

Mentre il Regno vive forse gli ultimi attimi di tranquillità, nelle viscere di biblioteche spoglie, un essere fatto di metallo e vita si arrovella in un labirinto di scaffalature vuote, i libri rimangono riposti a riempirsi di polvere e le pagine sono per buona parte completamente bianche.
Inesisto il Magimante si muove meditabondo in quel meandro. In questo suo vagare, ha forse infine trovato qualcosa, un vecchio taccuino, appartenuto forse ad uno dei tanti Prodigiocreatori della passata epoca SinTecnomantica.

Probabilmente un principiante, qualcuno la cui storia e legame sul Mondo Illusione rimane al momento – eccezionalmente – ancora tangibile e leggibile.
Quel taccuino è ripieno di bozze e appunti in una grafica impossibile da comprendere completamente. Vi sono calcoli e codici scompaginati al suo interno, ma più di tutto domina al centro di una pagina una bozza di qualcosa.
Lentamente Inesisto, riesce a leggere il nome dell’ oggetto misterioso:
“Guanto-fulcro tecnomantico…”

Un oggetto, la cui funzione intende Inesisto, era quella di poter manipolare e trasportare alcune particolari Componenti, le più, assai rare in quest’ epoca.
Porta con sé quello scritto e ne farà oggetto di studio a tempo debito, ovvero appena troverà l’uscita da quel groviglio di scaffali e percorsi dimenticati nelle viscere di Castel Birbanello.
Si augura solo, che la famiglia Azur lo aiuterà a risolvere il mistero che avviluppa l’oscura figura di Murguso l’Allegro, o meglio, quel che ora è.

Nel silenzio dell’intestino di Castel Birbanello, Inesisto riprende la sua ricerca verso l’uscita.