Fuori dalle mura multicolori di Castel Birbanello, la notte si stendeva a perdita d’occhio punteggiata da centinaia di fuochi allestiti nei campi limitrofi alla fortezza.
Le alte fiamme che guizzavano e scintillavano ricordavano un cielo stellato di rosso e arancione.
In un bivacco al centro di quella distesa di fiamme danzanti, un uomo alto e atletico poggia la sua mazzaponfa – con un sonoro “stud” – ai piedi di un grosso tronco sdraiato posto accanto al falò a mo’ di seduta. Egli, si batte energicamente le mani sporche sulla corazza in modo da togliere dalle sue protezioni quel misto di sporco, sudore e sangue che vi si era poggiato.
Nota che all’altro lato delle fiamme è seduto un altro uomo, intento ad armeggiare con un girarrosto. Sorride guardandolo per poi salutarlo:
“Ehilà! Vecchio Ardente Brandibrace! Avete ammirato lo sgalbuzio di oggi? Il dodicesimo della giornata! Io ed i miei Illusiogrifi Fiammanti abbiamo dominato la campolizza ogni singolo scontriponfa!
Di questo passo non ci metteremo molto ad essere nominati Campioni della Teschioponfa di tutti i Clan!”
L’altro uomo – chiamato Ardente Brandibrace – pare infastidito dalla poca cottura del suo arrosto. Egli compie con le mani gesti ampi accompagnati da rapide parole e, come dal nulla sprigiona un guizzo di fiamme che investe l’arrosto, avvolgendolo in una breve ma incandescente vampa e ribatte:
“Ora ci siamo, la carne poco cotta mi fa passare l’ appetito…”
Dopo aver addentato un grosso boccone, si rivolge al suo interlocutore:
“Giovane Bracciostengo Belfante Brandiperfida, ai miei tempi la Teschioponfa si vinceva all’ultimo bracciante ancora in piedi! Ma, ad ogni modo le vostre gesta sono assai discusse tra i Clan. Che il Fuoco e la sua Furia continuino ad assistervi.“
Poi – come preso da un pensiero passeggero – distoglie l’attenzione dall’uomo più giovane lanciando uno sguardo alle centinaia di fiamme accese attorno a loro. Nota le ombre dei fuochi e come gettano disegni e giochi di luce sulle tende dell’immenso accampamento e riprende:
“Non vedevo un’Ordalia così tanto partecipata da quando anni addietro è stato eletto Re Bracciante Brandiféra…
Questo Somarion Degli Equidi deve essere un illusoniano molto influente, anche tra i Capi Clan più orgogliosi del nostro popolo…
Che forse meriti veramente di sedere sullo Staggio del Re?
Credo che questa Adunanza ce lo dimostrerà…”
Belfante Brandiperfida interrompe le elucubrazioni del vecchio magimante:
“Il fuoco non pensa… Il fuoco brucia! Se Somarion vorrà regnare, sarà con i fatti che potrà dimostrare di essere un buon Capo, non con le chiacchiere e le belle intenzioni! Solo così potrà mostrare ai nostri Clan di essere un giusto e onorabile Re per Illusonia!
Può essere fuoco Acceso o fuoco Spento… Starà a lui dimostrarlo!”
Detto questo si batte vigorosamente una mano sul petto per chiudere il suo motto.
I due braccianti alzano corni ricolmi di birra e brindano davanti al fuoco da campo.
Di colpo un rumore affine a quello di lamiera piegata e acciaio spezzato squarcia la calma ed il riposo dei guerrieri nel campo. Un boato immane riecheggia al centro dell’accampamento.
Belfante e Ardente si scambiano un rapido sguardo di preoccupazione e scattano assieme verso il rumore. Che sia un attacco notturno? Ma da chi?
Districandosi tra il caos dei guerrieri allarmati in mezzo ai falò raggiungono la fonte del rumore ed è là – proprio al centro dell’immenso accampamento – dove è montato il grande padiglione del Re dei Clan che si sta compiendo l’ inspiegabile.
Alcuni guerrieri braccianti giacciono tramortiti tra le tende collassate, le armi sono frantumate e le corazze divelte.
Non vi è nè sangue nè strage ma tutto pare come se un immensa rissa si fosse scatenata senza perché in quella zona. Ovunque lo sguardo si posi vi vede solo distruzione e caos.
Belfante e Ardente entrano nel padiglione regale – squarciato a metà come artigliato da un mastodontico orsilluso bruno – all’ interno la scena è un tripudio di distruzione: il giaciglio del Re Bracciante giace spezzato a metà da un colpo, la sua armatura risulta sparita ed il fodero della leggendaria spada “Laféra, Signora dei Clan” è rimasto vuoto.
I due amici si scambiano occhiate perplesse e forse preoccupate, mentre in lontananza sulla scia della distruzione, un urlo selvaggio e bestiale riecheggia nella notte un tempo pacifica.
“UN RE SENZA UNA SPADA! I CLAN SENZA UN RE!”


