Epilogo
Fu una giornata assai strana per il Commodoro Rospesquieu quella della capitolazione del suo più acerrimo nemico. Nonostante fu per gran tempo divertito da quei strani e sottosviluppati illusoniani e dei loro tafferugli e sciocchezze profuse per ammansire la sua nobile persona; trovava tuttavia assai rozzo e indelicato gli usi e costumi di queste genti. Sul più bello però, accade qualche cosa che per diverso tempo, al nobile cugino del Re Pélago, sarebbe rimasto come il più doloroso rimpianto di aver indugiato troppo a lungo nel non appendere immediatamente il famigerato pirata.
Un fumo acre si sprigionò dal centro della grottesca festa imbandita dall’ occupazione Branchiese per l’ impiccagione del criminale Perrault e mentre con i più alti ideali Minortimer Rospesquieu declamava il giuramento dei soldati di Branchia, un attacco veniva lanciato dal mare e dalla terra; una masnada mal sortita e vistosamente ubriaca arrivò alla porta dei Moli mentre dal mare; come un fantasma leggendario, il veliero Fantango Blu emerse dal promontorio e iniziò a scaricare una selva fitta di palle da cannone contro le banchine e sul fianco della Le Fou d’Or, scalfendone appena lo scafo.
Un diversivo ben congegnato stava prendendo atto; e mentre quei riottosi illusoniani trascinavano ancora in catene il fuggiasco Perrault giù dal patibolo per scortarlo all’ imbocco di una fogna; i Polverieri rispondevano all’ attacco corsaro; Minortimer ebbe appena il tempo di voltarsi prima di incontrare un destro ben piazzato al centro dei suoi occhi, spegnendone momentaneamente ogni ricordo.
Altrove…
La Settima Sezione era un intrico di architetture impossibili e dalla sequenza illogica: tra scaffali desolati che si perdevano nella volta a botte di quelle gallerie e cunicoli che parevano non portare in alcun dove; le porte tecnoscenti che custodivano la strada principale erano disattivate e nei meandri di quelle soglie, architetture tecnomantiche dimenticate scaricavano le ultime energie assorbite.
Infondo poi al viatico che dava su di un cortile sotterraneo; tre figure ammantate di drappi violacei giacevano scomposte e immobili in una grande pozza di sangue che spillava da un braccio mutilato e da altrettante ferite.
Così finì la turpe cerca di Axonito ed i suoi seguaci, uno di quelli aveva gli arti ancora semi aperti nell’ ultimo tentativo di artigliare lo scrigno che gli illusoniani dell’ Adunanza avevano sottratto loro tempo prima e le spille d’oro che ne serravano i mantelli, precipitate nel sangue scuro, sancendo così una tomba che mai nessuno tornerà a rivendicare…
Altrove…
I guerrieri Myrwidaaki stavano ora nascosti nel folto della vegetazione lontano dal feudo di Castel Birbanello, in un crepuscolo che tramonta rosso verso le terre a ovest, tra di loro Eroloand prese parola:
“In questi giorni la caccia si è aperta, siamo arrivati nel cuore del Regno di Illusonia; molti fratelli e sorelle si sono uniti a noi, nelle parole e nei semplici gesti… Ma saranno le azioni che dimostreranno di essere come noi, guerrieri fedeli al Sogno… Guerrieri fedeli ad Annotuu. Egli è prossimo, lo sento! Nel canto dei ruscelli che corrono, nelle voci portate dal vento e dalla frenesia che domina la foresta… Colui che si risveglierà sarà presto tra noi… E per garantirci il suo ascolto; dobbiamo recuperare ciò che ci appartiene di diritto, ciò per cui giuriamo di cacciare, uccidere e morire… I Myrwid devono nascere… Le uova devono essere recuperate!”
“Soogra li Ognos!”
Altrove…
La Fantango Blu aveva virato nella stretta baia dei Moli con un testacoda spiazzante per le forze terrestri branchiesi; questi stavano correndo nel disperato tentativo di mettere in moto il piro-galeone che avrebbe annientato la nave antagonista una volta preso il largo dalla banchina.
Ma proprio nel mentre che questa levava gli ormeggi la Fantango Blu batteva la ritirata, lasciando in subbuglio gli ufficiali branchiesi indecisi se inseguire o annullare la partenza.
Poco più al largo quattro scialuppe venivano gettate in acqua e a bordo di queste, rematori fin troppo resi baldanzosi dall’ alcool si lanciavano in una vogata eroica sotto il tiro dei Polveriere schierati sulle murate della Le Fou d’Or.
Questi corsari si lanciavano a remi spianati sotto la costa cercando i fuggiaschi che, come una desolata isola di rifiuti galleggianti, stavano lottando per rimanere a galla nelle correnti della baia.
Tra questi in ammollo, un braccio segnato dalle catene alzava al cielo un tricorno nero ornato di monili e ninnoli; il cappello veniva sventolato al pari della bandiera blu e bianca che garriva il vento dal pennone del veliero, reso ora, finalmente libero.
Tempo dopo, sul pontile della Fantango Blu, gli illusoniani ed i corsari avrebbero bevuto e ballato per tutta la notte, in attesa di sbarcare in zone più tranquille e lontane dalle minacce straniere. Il Capitano Perrault, fissò l’ orizzonte che moriva e con la testa pensò ai coraggiosi compari, che sotto le porte dei Moli, avevano dato tutto per lui e forse… Per più di lui.
Altrove…
“Maestro, i sudici servi del trono non hanno con sé il guanto: abbiamo cercato ovunque, abbiamo ucciso nell’ ombra, abbiamo insegnato loro la paura… Ma il guanto non si è trovato.”
Una testa incappucciata di nero affonda nella sabbia dinnanzi ad un immensa creatura crepitante e sinistra che esala vapori dai colori oscuri; l’ esoscheletro intriso di tecnomanzie terribili mantiene in vita il corpo di un capitano che comanda un Orda la cui fine è inconcepibile.
Alle sue spalle si stagliano verso il cielo notturno lunghi bracci neri: questi si collegano ad una teoria di pesi e ingranaggi, cavi tengono in tensione le masse scariche al suolo, queste strutture immense sono installate su zattere in grado di muoversi sul terreno per mezzo di grandi ruote falcate.
“Muovete tra tre settimane verso Orlocittà, gli ordini sono quelli di catturare ogni creatura, distruggete tutto il resto. La mia avanguardia sarà diretta verso il castello. Colpiremo la capitale e non ci fermeremo fino all’ ultimo oppositore. Nessuna pace, nessuna salvezza, nessuna debolezza. Burum-trrha.”
Nella notte scura, nei pressi di una vasta prateria tra le zone anonime del Regno era edificato un accampamento; senza alcun fuoco acceso a tradirne la posizione, ancora più grosso dell’ Ordalia dei Braccianti e questo risuonava di tamburi e corni dalle lugubri note.
Murgushmuso era tra i suoi, e con essi avrebbe piegato il Regno di Illusonia in una guerra che non avrebbe forse mai visto una fine.
Infine…
Il peso della cotta di maglia indolenzisce i muscoli che si muovono; una figura si arrampica con la sola forza delle mani in una torre semi diroccata; il drappo rosso del mantello sventola dalle sue spalle, le vesti lacere e sporche da giorni di cavalcate senza requie, nella scena di una serata che riecheggia di feste e canti per la salvezza di un capitano, Somarion aveva il cuore pesante.
Estraesse Albasta dal fianco e puntandola al cielo fece scaturire un guizzo di fiamme che baluginarono nel buio.
Poco dopo, piccoli gruppi di illusoniani curiosi o allarmati arrivarono alla piazza in cui Somarion attendeva.
Con le spalle piegate dalla fatica e nel volto i segni dell’ inspiegabile destino di cui era stato testimone giorni e giorni prima.
Sentiva in sé il peso di chi porta notizie crudeli in un giorno di festa e gioia, ma non poteva tacere ciò che ora sapeva.
Ai suoi piedi un vessillo nero e rozzo ritraeva sul tessuto un volto di zanne e occhi odiosi; quando la piazza sì fece più silenziosa e quieta, Somarion ruppe la sospensioni con un proclama: stato di assedio imminente.
E mentre i mormorii che si levavano dalla folla sopprimevano la gioia e l’allegria di quei momenti appena passati; Somarion avvertì un ennesima fitta che gli pulsava come una ferita infetta, sotto il giaco di maglia, strinse più forte la calda lama di Albasta ed il dolore si attenuò…
Gli eventi si misero in moto e tutti poterono arrivare ad un unica conclusione: o l’ Adunanza o la Piaga Verde.
Solo uno di questi sopravvivrà all’ Epoca della Liberanza.
Ma il bagliore bianco e tenue che proveniva dall’ interno di un forziere custodito tra ampolle e alambicchi, per un istante forse, brillò più intenso del solito.


